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Buona Parola 2/2024

RACCONTI DIPINTI DI BLU

Le giovani voci dei nostri ragazzi hanno dato il via al cambiamento

Nel numero di settembre dello scorso anno abbiamo presentato ai lettori di Buona Parola il progetto Racconti dipinti di blu: giovani voci per il cambiamento, finanziatoda Fondazione Cariplo con il Bando My Future 2023; una parte del progetto è stato affidato a La Lanterna, in collaborazione con InVento Innovation Lab Impresa Sociale che riveste il ruolo di capofila. Il progetto si rivolge a studenti della fascia di età 9-12 anni della scuola primaria e secondaria di primo grado, ai loro docenti e all’intera comunità educante con l’obiettivo di diffondere contenuti e metodologie creative e innovative per rendere bambini e ragazzi ideatori e promotori di buone pratiche e abitudini sostenibili, attivando percorsi formativi e educativi sulla tutela dell’ambiente e preservazione della risorsa dell’acqua.

Ricordiamo che al progetto aderiscono come beneficiari diretti gli istituti:

  • IC Ermanno Olmi di Milano (zona 2) (primaria: 5A e 5C; secondaria di I grado: 1B, 1D, 1H)
  • IC De Andreis di Milano (zona 2) (secondaria di I grado; 2A)
  • IC Don Orione di Milano (zona 9) (primaria: 2 quarte e 2 quinte; secondaria di I grado: 2 prime)

Insieme alla coordinatrice del progetto di zona 2, Noemi Dell’Acqua, facciamo il punto delle azioni finora realizzate.

Il progetto era, nel concreto, suddiviso in tre fasi: nella prima fase InVento Lab ha sviluppato dei laboratori in classe con il focus sull’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile presente nell’agenda 2030 (in particolare il consumo responsabile dell’acqua); in un secondo momento è stata realizzata un’uscita didattica su colture sostenibili dal punto di vista idrico e, infine, vi è stato il laboratorio sul Kamishibai nelle differenti classi. Nello specifico, quest’ultima parte a noi affidata prevede un ciclo di cinque incontri per due ore ciascuno.

Si è concluso il percorso con la scuola Olmi: l’8 marzo è stata presentata la mostra di tutto il percorso della scuola secondaria di primo grado, mentre il 14 marzo si è svolta la mostra per la scuola primaria; inoltre, è di recente terminato il quarto incontro (di cinque) con la scuola De Andreis. Le classi variano: si tratta con bambini di terza elementare, quinta elementare, prima media e seconda media.

Inizialmente la classe viene divisa in gruppi (che variano in base al numero di studenti: possono essere quattro o cinque gruppi), ognuno dei quali lavora su una storia inventata da loro che riprende il percorso fatto con InVentoLab in precedenza, e che deve quindi richiamare il concetto di acqua pulita e della sua ottimale fruizione: ad esempio, una classe ha inventato un alieno che arrivando da un altro pianeta scopre che la Terra spreca tantissima acqua e lui cerca di aiutare gli abitanti di un paese a utilizzarla nel modo giusto, rendendoli consapevoli dello spreco che è diventato un problema cronico di dimensioni enormi.

Una volta concluse le storie, saranno gli studenti stessi a decidere quali sono le caratteristiche da considerare affinché una storia sia valutata come “la vincente” e possa essere rappresentata all’evento finale (ad esempio, divertimento, coinvolgimento, quanto è scritta bene, ecc.).

Quando la storia vincente diventa tale, si inizia a lavorare sulla creazione del teatrino Kamishibai con materiali di recupero: ogni gruppo ha la possibilità di creare un proprio teatrino.

Ricordiamo che il Kamishibai (la parola in giapponese significa “spettacolo teatrale di carta”) è un’antica tradizione giapponese che, attraverso una valigetta di cartone e con il tramite di tavole illustrate, funge da stimolo per raccontare e fare teatro in spazi diversi, a scuola, in biblioteca, presso i CAG e anche in luoghi aperti come i parchi. È un particolare tipo di narrazione in cui la voce del narratore racconta una storia con l’aiuto delle immagini che scorrono assieme allo svolgimento della vicenda.

Per realizzare i teatrini Kamishibai vengono utilizzate delle scatole di recupero, colla a caldo, giornali, tempere, ecc. Ogni teatrino è differente l’uno dall’altro anche solo per la forma: si può utilizzare il cartone per disegnare le torri di un castello o una cupola, una maniglia. In generale si avrà il boccascena, il sipario e il timpano del teatro. Mentre si aspetta che tra una passata di colla vinilica e l’altra il teatrino si asciughi, i gruppi possono lavorare sulle tavole che rappresenteranno la storia scelta: ogni gruppo lavorerà su due tavole e, quindi, su una parte specifica della storia. Nella parte frontale del foglio/cartoncino ci sarà il disegno corrispondente alla sezione della storia.

Una volta terminati i teatrini, così come è stato per la storia, si voterà quale poter utilizzare nell’evento finale e quali sono i criteri da utilizzare per considerare il teatrino il più adatto (non deve necessariamente essere il più bello, ma quello che più rispecchia la classe e/o la storia raccontata).

Abbiamo ritenuto fondamentale che ogni bambino, bambina, ragazzo o ragazza potesse essere coinvolto/a completamente non solo nella realizzazione del teatrino ma anche nelle decisioni corali, nello specifico la suddivisione dei gruppi o i criteri per valutare le storie e i teatrini.

Al termine di tutto il percorso verrà allestita una mostra dove saranno invitati anche i genitori. Si proietteranno le foto del lavoro fatto (dai primi incontri con InVentoLab alla creazione del Kamishibai) e, in presenza, verranno presentati i teatrini e le relative storie. Ogni classe avrà così modo di raccontare non solo ogni fase del percorso ma anche la storia inventata con l’utilizzo dei propri disegni.

Nelle foto vediamo appunto una bambina che racconta la storia scelta dalla classe e Kamishibai in fase di preparazione con materiali di recupero.

Siamo stati fin da subito entusiasti nel portare nelle classi questa tecnica che negli ultimi tempi si sta affermando sempre di più anche in Italia, soprattutto perché consente di valorizzare coloro che vi partecipano, che diventano a tutti gli effetti i veri protagonisti del percorso educativo.

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