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Intervista a Marco Zottino – educatore CAG Lanterna

Oggi incontriamo Marco Zottino, educatore CAG Lanterna (classe 2000), originario di Legnano. Marco, quando nasce il tuo interesse per la psicologia?

Durante il liceo scientifico. Già dal secondo anno ho iniziato a pensare a questo percorso, anche se inizialmente non avevo ancora chiaro quale direzione professionale volessi prendere. Mi rendevo conto però che mi veniva naturale stare accanto alle persone, ascoltarle e prendermi cura di loro.

Quando hai iniziato il tuo percorso universitario?

Nel 2019, scegliendo il corso di Scienze e Tecniche Psicologiche in Cattolica. Dopo la laurea triennale ho proseguito con la magistrale in Psicologia Clinica, approfondendo soprattutto gli aspetti legati alla psicopatologia e al lavoro clinico.

Come hai capito di voler intraprendere la strada clinica?

La scelta è maturata gradualmente grazie ai tirocini e alle esperienze pratiche svolte durante gli studi. In particolare, il lavoro in comunità mi ha fatto capire che volevo lavorare nell’ambito clinico.

Quali esperienze hai svolto prima di arrivare in Lanterna?

Durante l’università ho lavorato in comunità e successivamente in un CPA, una Comunità Protetta ad Alta Intensità, dove si accolgono persone con problematiche psichiatriche croniche. Mi occupavo di contesti legati alla psicopatologia, entrando in contatto con situazioni di forte sofferenza psichica.

E ora di che cosa ti occupi?

Ho iniziato a lavorare come educatore scolastico, ruolo che però abbandonerò tra poco. Sono operatore in spazio neutro, cioè lavoro in un luogo in cui il genitore che sta vivendo un procedimento giudiziario non può vedere il proprio figlio, se non alla presenza di un operatore professionale, come me che consente lo svolgersi dell’incontro. Nel frattempo mi sono iscritto alla scuola di specializzazione in psicoterapia, continuando così il mio percorso formativo, che durerà altri tre anni.

Come descriveresti oggi il tuo percorso?

Lo definirei un percorso lungo e impegnativo, a tratti anche sofferto, ma estremamente formativo. Tutte le esperienze vissute, sia professionali sia personali, mi hanno aiutato a costruire con maggiore consapevolezza la mia identità professionale.

E ora sei arrivato in Lanterna…

Sì, lavoro qui dal 3 maggio 2026.

Come ti sei trovato?
Molto bene. Mi sono subito sentito accolto in equipe e mi piace davvero tanto lavorare con gli adolescenti. Credo che la multidisciplinarietà che caratterizza noi operatori e operatrici sia davvero un valore aggiunto: dove non arriva uno, c’è l’altro.

Dove hai imparato questo valore?

Credo nella mia contrada.

In che senso?
La mia città d’origine, Legnano, è suddivisa in contrade, che sono al loro interno piccole società, dove si incontrano uomini, donne, bambini e anziani, persone di diverse estrazioni sociali e organizzano tantissime cose insieme. Qui ho imparato cosa significhi il lavoro di squadra, l’inclusione, il rispetto, la valorizzazione di ciascuno.

Quali credi siano i punti di forza di Lanterna?

Io vengo da una città di provincia, dove i CAG semplicemente non esistono. Quando ho scoperto questa realtà, sono rimasto stupito. È un contesto davvero prezioso e dobbiamo proprio valorizzarlo, cercando di espanderlo il più possibile, mostrando il valore di questo posto e aprendo il più possibile le porte a tutti e tutte.

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