Incontriamo don Tommaso Castiglioni, parroco dell’oratorio Annunciazione, ad Affori. E con lui parliamo del progetto “Spazi di futuro” (Bando Viva gli oratori). Don Tommaso, che valore aggiunto ha portato il progetto nel vostro oratorio?
Il progetto si è inserito in una storia che esisteva già. Non è nato dal nulla: è stato proprio il percorso che l’oratorio aveva costruito negli anni a trainare questa esperienza e a darle solidità. Uno degli aspetti più significativi è stata la formazione degli animatori, che è stata intensa e molto variegata. Abbiamo lavorato con ragazzi e ragazze alla prima esperienza e con animatori più esperti, suddivisi tra junior e senior. A maggio abbiamo vissuto alcuni momenti tutti insieme e la scelta di distinguere i due gruppi è stata positiva. È un’impostazione che riproporrei anche in futuro, anche se questa esperienza mi ha fatto capire alcune cose che potrebbero essere migliorate.
Cosa cambierebbe?
La formazione è stata buona, ma non ottimale. Ci siamo limitati a presentare la divisione tra junior e senior senza farla realmente sperimentare. Questa distinzione non ha favorito abbastanza il lavoro condiviso. Credo che sarebbe utile valorizzare maggiormente il ruolo degli animatori senior come accompagnatori dei più giovani, così che possano davvero coordinarli e sostenerli durante il percorso.
Che ruolo hanno avuto le figure educative coinvolte nel progetto?
Molto importante è stata la presenza della psicologa Sara Bashtani. Si è dimostrata una professionista molto competente e la sua presenza è stata davvero preziosa. È stata presente anche nelle settimane di centro estivo, a giugno, e i ragazzi si rivolgevano spontaneamente a lei. Questa esperienza ci ha fatto capire quanto i ragazzi abbiano bisogno di spazi di ascolto e quanto abbiano voglia di parlare.
Come è andato l’Oratorio estivo?
Molto bene. Siamo davvero contenti: gli animatori sono arrivati preparati e in diversi casi abbiamo visto vere e proprie punte di eccellenza. C’era entusiasmo, gioia e tanta voglia di mettersi in gioco.
C’è un episodio che l’ha particolarmente colpita?
Tra gli aspetti che porto nel cuore c’è la partecipazione di ragazzi provenienti da culture e religioni diverse, come una ragazza cinese e una ragazza egiziana musulmana. È la dimostrazione che l’oratorio sa accogliere anche chi non partecipa principalmente per l’aspetto cristiano, ma trova comunque uno spazio educativo e relazionale. Questo per noi rappresenta un grandissimo valore.
Ci sono state anche delle difficoltà?
Sì, certo, come in tutti i progetti. Qualche animatore non ha vissuto l’impegno con la stessa continuità. C’è chi era presente ogni giorno e chi invece partecipava soltanto occasionalmente. magari solo un giorno alla settimana senza avvisare. Questo ha reso più faticosa l’organizzazione.
Come ha funzionato la collaborazione con Lanterna?
Molto bene. La collaborazione è stata naturale e spontanea, tanto che ormai non parliamo più di collaborazione. Ci sentiamo un’unica realtà e il lavoro insieme è stato molto proficuo. Noemi Sartorato, coordinatrice del CAG, e gli educatori Chiara Molteni e Marco Zottino sono proprio una bella squadra.