Dalla scuola al volontariato con i ragazzi delle superiori del CAG Città Nuova.
Per quarant’anni ha insegnato matematica e fisica. Oggi Enrica Mauri mette la sua esperienza a disposizione dei ragazzi delle superiori al CAG Città Nuova. L’aiuto nello studio è il punto di partenza di un rapporto che, poco alla volta, va oltre le materie e i compiti. A un anno dall’inizio di questa esperienza, ci racconta che cosa significa ritrovarsi accanto agli adolescenti in un luogo dove ci si può sentire come a casa.
Enrica, come sei arrivata al CAG Città Nuova?
Ho insegnato matematica e fisica per quarant’anni. Quando si è avvicinato il momento della pensione, il mio parroco mi ha proposto di dare una mano al doposcuola. Avevo già in mente di fare volontariato e questa è stata l’occasione per cominciare. Mi è stato chiesto di seguire i ragazzi delle superiori proprio in matematica e fisica.
Che cosa ti ha fatto dire di sì?
Mi diverto a insegnare e mi piace stare con gli adolescenti. Al CAG ho trovato persone che ti accolgono davvero. È una delle cose belle di questa esperienza: arrivi con una competenza, ma poi scopri che il valore dello stare insieme va oltre quello che sai fare. La competenza è il punto di partenza, non il fine.
Che cosa cambia rispetto al lavoro in classe?
A scuola avevo davanti un gruppo di persone, qui seguo il singolo ragazzo. Questo cambia il modo di lavorare, anche se il motivo per cui sono qui è lo stesso che mi ha accompagnata nell’insegnamento: il rapporto con i ragazzi. Cambia anche il contesto. La scuola ha un suo ruolo, con valutazioni, scadenze e doveri. Al CAG il rapporto è più familiare.
In che senso il rapporto diventa più familiare?
Te ne accorgi anche dalle domande che ti fanno: a volte non c’entrano niente con la scuola. Si parte dal bisogno di una mano con una materia, ma piano piano il rapporto si allarga. I ragazzi qui giocano, partecipano ad altre attività, hanno occasioni di svago. Non è soltanto un posto dove fare i compiti: è un luogo in cui puoi stare come se fossi a casa.
Come sono i ragazzi e le ragazze?
Ognuno di loro è unico. C’è chi è bravissimo in matematica e fisica e chi fa molta più fatica. C’è chi è molto chiuso e chi parla tantissimo. È la varietà che ho sempre incontrato anche nelle mie classi. Nel gruppo che seguo non ci sono ragazzi italiani: anche questo rispecchia la realtà del quartiere.
Come sta andando la partecipazione dei ragazzi delle superiori?
Faccio questo servizio da un anno e all’inizio mi stupiva che fossero così pochi: mi immaginavo di incontrarne molti di più. I ragazzi delle superiori fanno fatica a muoversi e a partecipare, mentre il doposcuola delle elementari è più frequentato. Ultimamente, però, stanno arrivando in tanti. Funziona il passaparola tra di loro.
Se dovessi raccontare che cosa ti tiene qui, da dove partiresti?
Dal piacere di insegnare e di stare con le persone. Si comincia con la matematica e la fisica, ma poi ci sono i ragazzi, ciascuno con il proprio carattere e il proprio modo di entrare in relazione. È questo che rende bella l’esperienza: quello che sai fare ti permette di incontrarli, poi il rapporto va oltre le materie.
Che cosa stai imparando da questa esperienza?
Imparo a non avere pretese, a non avere aspettative, a rispettare la libertà dell’altra persona. Parto dal bisogno che il ragazzo mi porta, ma gli lascio il suo spazio. Anche dopo tanti anni di insegnamento, stare con loro continua a essere un’occasione per imparare.
Intervista a Enrica Mauri – Perchè faccio la volontaria al CAG