Cesare è nato nel 2009 e frequenta il Liceo Scientifico Tradizionale.
Durante l’anno scolastico ha partecipato poco alle attività del CAG a causa degli impegni di studio e delle attività extracurriculari, in particolare informatica e inglese.
Se gli chiedete cosa vuole fare da grande, vi risponderà che è orientato verso un percorso universitario in Ingegneria Informatica oppure Ingegneria Elettronica, anche se non ha ancora preso una decisione definitiva. Si augura che nei prossimi due anni riuscirà a chiarire quale strada professionale desidera intraprendere.
E’ profondamente legato all’oratorio, luogo che considera parte integrante della propria storia personale.
Ha frequentato qui la scuola dell’infanzia, ha vissuto il percorso della Prima Comunione e della Cresima e ha partecipato per anni alle attività come bambino.
Ma la scelta di diventare animatore è così automatica?
Non so se sia automatica, ma so da dove nasce: dal desiderio di restituire qualcosa a un ambiente che mi ha dato molto durante la crescita. E poi non è da tutti fare l’animatore…
Perchè?
Secondo me, non tutti possono ricoprire questo ruolo. La differenza principale sta nella motivazione: alcune persone partecipano senza un particolare coinvolgimento, mentre altre lo fanno perché tengono davvero alla comunità e desiderano contribuire al suo funzionamento.
Per me la volontà di aiutare gli altri rappresenta la base dell’impegno educativo.
Quali sono allora, secondo te, le competenze necessarie per essere un buon animatore?
Saper comunicare con un linguaggio semplice, chiaro e comprensibile ai bambini. Credo che questa sia una capacità che può essere appresa e migliorata con l’esperienza. Tra le altre qualità fondamentali: l’apertura e la disponibilità verso i bambini; la capacità di ascoltarli; la presenza costante quando hanno bisogno di supporto; il lavoro di squadra con gli altri animatori.
Insomma, totale dedizione…
No, non è necessaria una dedizione totale, ma è essenziale lo spirito di gruppo, perché il buon funzionamento dell’oratorio dipende dal contributo di molte persone. E’ importante anche saper far divertire i bambini, magari con una battuta o proponendo giochi nuovi e originali.
Un aspetto critico?
La gerarchia tra animatori.
In che senso?
Si tratta quasi di una “piramide sociale”, in cui alcune persone sembrano avere più potere o prestigio di altre. Riconosco che una certa organizzazione può risultare utile, ma temo che questa struttura possa creare divisioni e accentuare differenze che preferirei non vedere all’interno del gruppo. Del resto, se tutti fossimo davvero motivati e collaborativi, ci sarebbe meno bisogno di figure autoritarie o di una forte distinzione dei ruoli.